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Scuote le fronde il
vento delle montagne
casertane (robusta
voce di una
primavera adorata
che incalza)
portandomi quegli
odori - benché
ancora velati - e
quegli aromi troppo
a lungo attesi, quel
desiderio di
rinnovamento, di
cambiamento, che
sembra quasi
iscritto a lettere
di fuoco nel nostro
genoma. Pensando a
un cambiamento non
voglio certo
intendere chissà
quali cose - quelle
magari che viaggiano
a braccetto coi
sogni - ma,
semplicemente,
questa capacità,
questo dono di
sentire in modo
nuovo - e di vivere
- una sensazione,
un'emozione, un
senso
d'appartenenza. Sono
profondamente
convinto che le cose
che veramente ci
appartengono - e che
costruiscono giorno
per giorno la nostra
gioia - sono proprio
questi pensieri,
questa capacità di
guardarsi dentro,
questo contrappunto
che ci abita e che
ci fa divenire così
trasparenti, così
leggeri. Ed è questo
un sentire che
possiamo davvero
considerare solo
nostro, un sentire
che ci rende belli,
amabili e
desiderabili per noi
stessi: perché se
così non fosse come
potremmo mai sperare
di esserlo per
qualcun altro?
La nostra vita
interiore assomiglia
fin troppo ad una
canzone dotta, ad
una forma musicale
che va studiata a
fondo per
comprenderne appieno
il senso e la
sublime bellezza.
Capita a volte però
di perderne il filo,
o di smarrirne la
trama: ma per
fortuna rimane
l'armonia a
colorarla, ad
animarla… e a
renderla eternamente
desiderabile e
amata.
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